Struttura

Struttura

Locanda Thalassa nasce dall’impegnativo recupero architettonico di un suggestivo edificio a più piani appoggiato sulle pendici del poggio che ospita Arcidosso, sul Monte Amiata. Armoniosamente incassata tra le costruzioni della prima fila di edifici civili, la Locanda non si nota particolarmente da lontano: ciò per la scelta stilistica di voler mantenere una ferma continuità con l’antico.
Nel rispetto di un tempo in cui il paese sapeva bastare a se stesso, è stato deciso che ogni arredo e ogni accessorio dovessero essere rigorosamente acquistati presso fornitori locali.
Stessa logica ispira il servizio di ristorazione, che è accessibile in convenzione per gli ospiti del bed & breakfast ma è anche aperto al pubblico ogni giorno dell’anno: solo ricette e prodotti locali, e ovviamente solo se disponibili.
Un filo si snoda attraverso secoli di storia legando tra loro i nomi delle cinque camere del nostro B&B. Montoto, Roveta e Thalassa ci riportano al nocciolo delle nostre origini, talmente antiche che le notizie di quelle popolazioni rurali si confondono nei toni della leggenda e del racconto popolare. Aldobrandesca fu la dinastia dei Signori cui dobbiamo la nostra identità comunale. Grazie a loro il Poggio fu ingentilito con quel superbo Castello che è diventato l’icona del nostro paese, alimentando nei secoli l’immaginario di adulti e bambini. Oggi Locanda Thalassa ricompone simbolicamente questi emblemi della storia del paese, in un modo unico e personale che sa di famiglia, di unità, di ritrovo e di ritorno al passato. Tutte le camere, matrimoniali o con letti singoli, sono dotate di TV, internet, aria condizionata, servizi privati (doppi nella soluzione Castello, con grande vasca idromassaggio nella suite Aldobrandesca).

La storia di un paese, attraverso le nostre camere

Probabilmente sul finire del primo millennio d.C., il marchese Ugo di Toscana decise di erigere un palazzo in pietra a due piani sulla sommità del poggio, affidandolo come abitazione ai Visconti del Monte Amiata: in Arcidosso si sperimentò quindi una delle prime forme di governo statale fuori da un insediamento urbano. Il feudo vide poi avvicendarsi i Visconti con gli Aldobrandeschi, originariamente ghibellini e poi guelfi: dal XI secolo d.C. i Signori chiamarono gli abitanti di Talassa, Roveta e Montoto alla costruzione di una grandiosa e fiera rocca quadrata, le cui pietre ancora oggi s’incendiano di mille colori nell’ora del tramonto. Il palazzo preesistente fu ulteriormente alzato con la Torre Maestra e arricchito di torri e cinta murarie. La fortificazione del paese, rispondendo a un’esigenza difensiva, iniziò quindi dall’alto con l’edificazione d’imponenti mura all’interno delle quali nei secoli a venire si rifugiarono a vivere gli abitanti dei villaggi vicini, per fondersi con i nativi di Arcidosso, condannando all’abbandono i luoghi di provenienza. Nel tempo le mura sono state inglobate nelle file di costruzioni civili, erette seguendo la linea di cerchi concentrici fino a raggiungere la selvaggia e inospitale “Fratta” alla base del poggio. Tracce di mura cingono ancora oggi Porta del Castello (sormontata da stemma dei Medici), Porta dell’Orologio e Porta Talassese. Un dizionario del 1833 precisa che il Castello è eretto su una scogliera di macigni sovrapposti al calcare compatto, sopra un risalto di poggio contornato da due torrenti; all’epoca la rocca e il mastio ospitavano il Capitano di Giustizia con i suoi ‘offiziali’. La ridenominazione della Rocca in Castello nasce dall’uso civile e istituzionale che è stato fatto dell’edificio a partire dall’età moderna. La caduta sotto la dominazione senese, avvenuta nel 1331 a seguito del lungo assedio condotto da Guidoriccio da Fogliano, è probabilmente celebrata in una pala di Simone Martini esposta nella sala del mappamondo del Palazzo Pubblico a Siena. Dal Trecento, quindi, il destino del piccolo borgo s’intreccia fedelmente per due secoli alle sorti della storia comunale della Repubblica Senese, e quando nel corso del XVI secolo essa cadrà, l’antico feudo amiatino sarà inglobato nel più vasto Granducato di Toscana. Con il terzo millennio il Castello è entrato in una nuova (e definitiva) fase della sua lunga e misteriosa vita: in ogni stagione nelle sue sale sono allestiti convegni di richiamo internazionale e mostre culturali di rilievo. Sulle sue pareti ancora oggi sono visibili incisioni che alimentano leggende e studi appassionanti: un graffito storicamente significativo testimonia con certezza che nel 1104 la Rocca era edificata; circa gli altri, si tratta di simboli come scudi, sigilli, croci e lettere in grafie caroline e gotiche. Andare alla ricerca di questi simboli ermetici del passato costituisce sempre un’attrazione per i paesani e per i viaggiatori.